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Gainago
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top
La località dista 6,69mwgq km dal capoluogo.cite-ref-4[4]
Contents
• Storia
• Note
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Geografia fisica
Gainago sorge in posizione pianeggiante alla quota di 29mwiq m mwigs.l.m.,cite-ref-la-frazione-di-gainago-ariana-1-1[1]cite-ref-la-frazione-di-gainago-chiesa-2-1[2] tra le campagne coltivate della mwkwBassa parmense; la frazione è attraversata da sud a nord dal canale Naviglio.cite-ref-dall-aglio-518-5-0[5]
Storia
Il borgo fu fondato in epoca mwmgmedievale; la più antica testimonianza della sua esistenza risale al 17 marzo 1144, quando la chiesa originaria di mwmwGainaco fu menzionata in una mwnabolla pontificia tra i numerosi beni di cui il mwnqpapa Lucio II confermò il possesso all'mwngabbazia di San Giovanni Evangelista di mwnwParma.cite-ref-dall-aglio-518-5-1[5]cite-ref-terra-di-pievi-6-0[6]cite-ref-7[7]
Il centro abitato fu nominato anche nel 1187, in una bolla emanata dal mwrqpapa Gregorio VIII a conferma della proprietà dei beni detenuti dal mwrgmonastero di San Paolo di Parma in numerose località, tra cui Gainago.cite-ref-dall-aglio-518-5-2[5]cite-ref-8[8]
Il territorio fu inondato da una piena del mwuatorrente Parma nel 1284 e fu in gran parte bonificato dai mwuqbenedettini di San Giovanni, su iniziativa del cardinale mwugGerardo Bianchi, nativo di Gainago; inoltre nel 1298 il prelato, in occasione della fondazione dell'mwuwabbazia di Valserena di mwvaParadigna, trasferì lo mwvqjus plebanale dell'antica pieve di San Martino dei Bocci alla chiesa di San Giovanni Battista di Gainago, che fece completamente ricostruire su un impianto basilicale a tre navate.cite-ref-9[9]cite-ref-10[10]cite-ref-terra-di-pievi-6-1[6]
Nel 1403, durante gli scontri che contrapposero i mwagRossi e i mwawTerzi, gli uomini inviati da questi ultimi, provenienti da mwbaColorno, depredarono Gainago, mwbqCastelnovo, mwbgSant'Andrea e Pietrabaldana.cite-ref-12[12]
Nel 1420 Castelnovo, mwdaParadigna, San Martino, Gainago e altre località dei dintorni furono saccheggiate dalle truppe di mwdqNiccolò Guerriero, mwdgGuido Torelli e mwdwCecco da Montagnana, nel tentativo di restituire Parma, conquistata nel 1409 dal mweamarchese di Ferrara mweqNiccolò III d'Este, al mwegduca di Milano mwewFilippo Maria Visconti.cite-ref-13[13]
Nel 1448 gli uomini del marchese di Ferrara mwgqLeonello d'Este depredarono i borghi di mwggFognano, mwgwRoncopascolo e Gainago.cite-ref-14[14]
Nei secoli seguenti Gainago fu interessata da altre alluvioni, l'ultima delle quali, avvenuta nel 1777, determinò la formazione di alcune risaie; su impulso del podestà di Torrile Ferdinando Rossi, la completa bonifica del territorio fu conclusa agli inizi del mwiqXIX secolo dalle cinque famiglie nobili proprietarie dei terreni in zona.cite-ref-15[15]cite-ref-16[16]
Monumenti e luoghi d'interesse
Pieve di San Giovanni Battista
Menzionata per la prima volta nel 1144 tra le dipendenze dell'mwmgabbazia di San Giovanni Evangelista di Parma, la cappella originaria di Gainago ottenne lo mwmwjus plebanale nel 1298, grazie all'intervento del cardinale Gerardo Bianchi, che negli anni seguenti la fece ricostruire in forme mwnaromaniche su un impianto basilicale; radicalmente modificata in stile mwnqneoclassico nel 1744, fu ristrutturata tra il 1930 e il 1932, realizzando anche una nuova facciata mwngneoromanica. L'edificio, sviluppato su una pianta a tre mwnwnavate affiancate da una cappella per lato, presenta un mwoaprospetto a salienti in mattoni e pietre, con tre portali d'ingresso sormontati da mwoqlunette; del tempio originario si conservano tre mwogmonofore mwowstrombate e una mwpaformella in terracotta sul lato sinistro, oltre a due absidi sul retro; all'interno la navata centrale è divisa da quelle laterali da ampie mwpqarcate a tutto sesto, rette da alti pilastri; di pregio risultano i lacerti di affreschi riaffiorati durante i restauri novecenteschi, risalenti al mwpgXIII secolo nella navatella destra e al mwpwXVI secolo nell'abside sinistra, ove furono eseguiti probabilmente da mwqaAlessandro Araldi.cite-ref-17[17]cite-ref-18[18]cite-ref-terra-di-pievi-6-2[6]
Villa Balduino Serra
Costruita probabilmente agli inizi del mwvaXVIII secolo per volere dei conti Cantelli sul luogo di un precedente fabbricato, la villa, unitamente alla vasta tenuta agricola circostante, fu alienata nel 1884 all'armatore genovese Giuseppe Balduino, che negli anni seguenti apportò numerose modifiche al fabbricato; ereditata dal figlio Domenico, passò in seguito alla figlia Emilia, moglie del marchese Giovanni Serra, indi ai mwvqsuoi discendenti. La struttura, sviluppata su una pianta a U, si eleva su tre piani principali fuori terra e presenta una lunga facciata suddivisa in tre corpi, di cui quello centrale, in aggetto, coronato nel mezzo da un alto frontone mistilineo contenente un grande orologio; sul retro il cortile è affiancato a est e a ovest da due porticati coronati da terrazze; all'interno sono presenti numerose sale. Intorno si sviluppa il grande parco, riccamente piantumato con alberi d'alto fusto; a nord-ovest si conserva il rifugio antiaereo in mwvgcalcestruzzo armato, costruito dall'mwvwesercito nazista che occupò la villa durante la mwwaseconda guerra mondiale. A sud-ovest sorge l'edificio duecentesco noto come la Torrazza, ove nacque nel mwwqXIII secolo il cardinale Gerardo Bianchi; la struttura, dominata da una torre, fu ristrutturata intorno al 1930 in stile mwwgneomedievale da Domenico Balduino.cite-ref-19[19]cite-ref-dall-aglio-518-5-3[5]cite-ref-20[20]
Villa Stasi
Edificata alla fine del mw1qXVIII secolo dal nobile Ferdinando Rossi, la villa mw1gneoclassica passò nel 1850 ai figli Maria Amalia e Massimiliano, che nei vent'anni in cui fu sindaco di Torrile la destinò a sede municipale; ereditata nel 1892 da Attilio, figlio di Massimiliano, fu trasmessa alla sua morte alla figlia Maria, moglie di Angelo Stasi, indi nel 1948 alle figlie Nenè e Bianca. L'edificio, sviluppato su una pianta rettangolare, si eleva su tre livelli principali fuori terra; la simmetrica facciata presenta nel mezzo l'ampio portale d'ingresso ad mw1warco a tutto sesto; a coronamento del fabbricato si erge nel mezzo del tetto un'alta torretta, illuminata sulle quattro fronti da coppie di mw2amonofore ad arco; all'interno si accede all'androne coperto da una mw2qvolta a botte, indi all'atrio posteriore a pianta ellittica, decorato sulla cupola con dipinti del 1820 in stile pompeiano; al primo piano l'ambiente centrale e la sala del biliardo sono ornati sulle pareti con dipinti raffiguranti una serie di colonne mw2gcorinzie. Intorno si sviluppa il parco; la corte d'ingresso, con aiuola centrale, è simmetricamente affiancata da due edifici di servizio, coperti da tetti a capanna.cite-ref-21[21]
Note
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Bibliografia
• citerefaff-1793Ireneo Affò, Storia della città di Parma, Tomo secondo, Parma, Stamperia Carmignani, 1793.
• citerefaff-1795Ireneo Affò, Storia della città di Parma, Tomo quarto, Parma, Stamperia Carmignani, 1795.
• citerefdall-aglioItalo Dall'Aglio, La Diocesi di Parma, I Volume, Parma, Scuola Tipografica Benedettina, 1966.
• citereffallini-calidoni-rapetti-ughettiMarco Fallini, Mario Calidoni, Caterina Rapetti, Luigi Ughetti, Terra di pievi, Parma, MUP Editore, 2006, ISBN 88-7847-021-X.
• citerefgambaraLodovico Gambara, Le ville Parmensi, Parma, La Nazionale Tipografia, 1966.
• citerefmolossiLorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1832-1834.
• citerefpezzanaAngelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo secondo, Parma, Ducale Tipografia, 1842.
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